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IL PROLASSO UTERINO

BLOG – PESSARIO


luglio 29, 2019 PessarioProlasso Uterino

Più donne di quanto si pensi, sono soggette durante l’arco temporale della loro vita a “prolasso uterino”. Ma di cosa si tratta esattamente? Il prolasso uterino è il distacco dell’utero dalla sua sede con conseguente...



Perché la stitichezza può contribuire all’indebolimento dei muscoli pelvici.

Il pavimento pelvico è una regione muscolare che sostiene gli organi interni e il bacino: mantenerlo in allenamento è fondamentale per il benessere del corpo e per la prevenzione di disturbi come prolasso e incontinenza urinaria.

Eseguire quotidianamente esercizi specifici per il pavimento pelvico porta molteplici benefici: da una maggiore sensibilità nei rapporti sessuali a un più forte autocontrollo per prevenire la perdita di qualche gocciolina, causata da uno sforzo, uno starnuto o una risata! La pratica quotidiana di esercizi, come quelli di Kegel, è un’ottima abitudine per tenere sotto controllo la salute del pavimento pelvico.

Le cause di indebolimento del pavimento pelvico possono essere molteplici: tra queste una delle più frequenti si verifica durante la gravidanza e il parto, quando il feto vi si appoggia sopra, esercitando una pressione maggiore sui muscoli. Ma oltre a questo, alcuni sport, la stipsi o l’obesità sono tutti fattori di rischio che possono causare l’incontinenza. Rafforzare il nostro pavimento pelvico è utile sia a scopo di prevenzione, sia per ridurre e in alcuni casi evitare disagi come l’incontinenza.

La stitichezza infatti può contribuire all’indebolimento dei muscoli pelvici: lo sforzo nel defecare può indebolirli. Inoltre, le alterazioni del transito intestinale possono essere associate ad altri disturbi come il mal di testa, la diminuzione di appetito, la spossatezza o l’irritabilità. L’irregolarità nella defecazione può dipendere da molteplici fattori: può essere associata a un particolare momento di stress o all’assunzione di alcuni farmaci, a fattori legati a una dieta quotidiana non equilibrata, al controllo del peso, alla mancanza di attività fisica. In caso di stipsi cronica, quando il disturbo non è occasionale ma si registra un costante ed eccessivo sforzo nel defecare, feci molto dure e sensazione di evacuazione incompleta, è opportuno cambiare qualche abitudine.

Innanzitutto cerchiamo di regolarizzare le nostre abitudini alimentari, di tenere il peso sotto controllo, assumendo gradualmente cibi ricchi di fibre e sali minerali, di bere almeno 2 litri di acqua al giorno, evitando troppi zuccheri e bevande gassate. Regaliamoci almeno 20 minuti giornalieri di attività fisica, basta anche una camminata veloce per aiutare il nostro intestino a lavorare e riattivare le energie muscolo dopo muscolo, ne trarranno giovamento sia corpo che mente!



Di fatto, è corretto definirla una «sorveglianza attiva». Una volta rilevate, la maggior parte delle cisti ovariche, quelle semplici e sicuramente benigne, possono essere tenute sotto controllo senza rimuoverle chirurgicamente. L’intervento sarà eventualmente realizzabile in futuro: se necessario, a seguito di un aumento di dimensioni della massa (ipotesi che si verifica in non più del cinque per cento dei casi). Motivo per cui «una strategia di questo tipo, se l’ecografia è stata svolta accuratamente, non comporta alcun rischio per le donne», afferma Robert Fruscio, ginecologo dell’ospedale San Gerardo di Monza e principal investigator italiano di una ricerca apparsa sulle colonne della rivista The Lancet Oncology, dalle cui conclusioni si evince come molte donne oggi finiscano in sala operatoria anche quando non necessario.

COSA SONO LE CISTI OVARICHE?
Le cisti ovariche sono piuttosto comuni: si parla di una quota compresa tra il dieci e il venti per cento del totale delle malattie ginecologiche. Si manifestano – essendo strettamente correlate alla struttura e alla funzionalità delle ovaie – con maggior frequenza in età fertile e sono perlopiù di natura benigna. Possono, cioè, essere eliminate nell’arco di un paio di cicli mestruali senza richiedere alcuna terapia. Questo perché, nella maggior parte dei casi, sono dovute a semplici alterazioni della funzionalità dei follicoli, che sono i corpi sferici che contengono in fase di maturazione la cellula uovo, e dei corpi lutei normali. Le cisti ovariche quasi mai provocano sintomi che, quando invece ci sono, corrispondono a un forte senso di fastidio, al dolore durante i rapporti sessuali e a irregolarità del ciclo mestruale (assenza, ciclo troppo abbondante, dolore).

QUASI SEMPRE BASTA IL MONITORAGGIO
I medici generalmente richiedono, per le donne con questi sintomi, l’esecuzione di una ecografia transvaginale, che è l’esame più appropriato per definire la benignità o la malignità della lesione. Le cisti ovariche semplici non necessitano di rimozione chirurgica, dal momento che una grossa quota di esse si risolve spontaneamente o, comunque, non influisce sullo stato di salute della donna. La ricerca, condotta da un gruppo internazionale arruolando quasi duemila donne con cisti ovariche seguite attraverso un regolare monitoraggio con ecografia transvaginale, ha dimostrato che, nei due anni successivi all’arruolamento dello studio, la cisti si è risolta spontaneamente nell’80 per cento dei casi. Il tasso di complicanze si è rivelato essere molto basso: inferiore all’uno per cento. «Avere dei dati rassicuranti per offrire a una donna il monitoraggio ecografico al posto di un intervento chirurgico vuol dire evitare potenziali complicanze di interventi che alla luce dei risultati di questo studio non sono necessari», aggiunge Fabio Landoni, direttore della clinica di ginecologia e ostetricia del presidio brianzolo.

QUANDO RICORRERE ALLA CHIRURGIA?
I numeri registrati, secondo i ricercatori, non giustificano il ricorso all’intervento chirurgico, che ha un tasso di complicanze, come la perforazione intestinale, che può verificarsi in una quota compresa tra 3 e 15 donne su 100. Uno scenario dunque più probabile di quello che viene ipotizzato come possibile aggravamento di una cisti benigna, ovvero: la sua rottura, la torsione nell’ovaio e l’evoluzione in maligna. L’intervento si rende invece necessario nel caso in cui si sospetti una malignità di una cisti di grosse dimensioni (con un diametro superiore ai cinque centimetri), sintomatica o comunque causa di preoccupazione per una donna. L’asportazione avviene quasi sempre in laparoscopia, se la donna è in età fertile e non ha dunque terminato il proprio ciclo riproduttivo. Si risparmia dunque l’ovaio e si elimina soltanto la parte malata.

CISTI DIFFERENTI
Secondo Taymaa May e Amit Oza del Princess Margaret Cancer Center di Toronto (Canada), autori di un editoriale accompagnamento allo studio, «questo lavoro si concentra su un argomento cruciale che interessa molte donne e pone una sfida comune nella pratica clinica. La gestione conservativa dei tumori ovarici classificati come benigni tramite ecografia si conferma la scelta di elezione». Le cisti ovariche funzionali sono cosa diversa dalle cisti endometriosiche, che all’ecografia sono riconoscibili dal colore scuro (al loro interno è presente sangue). Diversa è anche la loro composizione, dal momento che gli endometriomi si formano a partire da cellule dell’endometrio (membrana mucosa dell’utero) che si trasferiscono in altre sedi (nelle tube o nelle ovaie) e danno origine a questi ammassi.

Vedi articolo completo:

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/ginecologia/cisti-ovariche-ecco-quando-e-possibile-non-rimuoverle

Fonti:

Risk of complications in patients with conservatively managed ovarian tumours (IOTA5): a 2-year interim analysis of a multicentre, prospective, cohort study, The Lancet Oncology

Conservative management of adnexal masses, The Lancet Oncology


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