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IL PROLASSO UTERINO

BLOG – PESSARIO

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febbraio 12, 2020

Facendo un giro sui principali motori di ricerca, si trovano video, indicazioni e corsi per l’esecuzione di alcuni esercizi che dovrebbero rinforzare il pavimento pelvico; tra i più comuni pilates e yoga. Ma siamo così sicuri che facciano sempre bene?

La dott.ssa Mirella Tess, titolare dello studio PelvicArt, nel vicentino e specializzata in Uroriabilitazione e Attività fisica adattiva, ci racconta la sua esperienza sul campo e quali risultati si posso ottenere con gli esercizi giusti. Perché non basta pensare di fare un po’ o molto esercizio fisico per affrancarsi dal rischio del deterioramento dei muscoli, anzi “molto spesso esercizi non specifici per la persona possono causare ancora più danni di quanti se ne volessero curare”. Ma come? E lo yoga? Il pilates? “Andrebbero bene se fossimo seguiti individualmente, perché pensare che una sequenza di esercizi vada bene per 20 persone con problematiche diverse è difficile; inoltre è un tabù parlare di certi problemi come il prolasso uterino e l’incontinenza urinaria all’interno di una normale palestra”. Da qui il corso di ginnastica addominale ipopressiva “serve ad attivare i muscoli del pavimento pelvico coinvolgendo il diaframma e gli addominali evitando di esercitare ulteriore pressione proprio sul basso ventre, come normalmente accade”. Non solo: l’esercizio fisico intenso, specie nelle ragazze giovani che non hanno ancora avuto gravidanze, può portare ad avere addirittura un muscolo ipertonico “talmente rigido e contratto da causare dolore, acuito durante la defecazione o durante i rapporti sessuali. I nostri muscoli per essere in salute hanno bisogno di essere flessibili: devono potersi contrarre, rilassare e allungare. Sfortunatamente, tra queste persone, si riscontra un’alta incidenza di parti cesarei, proprio per la difficoltà nel rilassare i muscoli”.

Quindi, idealmente, già a partire dai 40 anni si potrebbero affiancare pessario (dispositivo medico utile nei casi di prolasso uterino e incontinenza) e Attività Fisica Adattiva? “Assolutamente sì!”. E non solo donne: “Problemi comuni alla prostata o, nei casi più gravi, la riabilitazione dopo un tumore maligno, fanno sì che anche gli uomini si interessino sempre più a questo tipo di esercizio alla ricerca della riabilitazione del loro bacino”.

Ma se fossi troppo avanti con l’età? “Non è mai troppo tardi. Ovviamente entro i 50 anni, con 10/12 sedute nel giro di tre mesi, si otterranno ottimi risultati fino alla riabilitazione totale, perché i muscoli hanno ancora una buona memorizzazione dell’esercizio fino all’automatismo. Successivamente, dai 60 anni in su, i tempi di recupero saranno sempre più lunghi e daranno sempre meno risultati”. Ma se anche fossimo arrivati a 60 o 70 anni si possono avere buonissimi risultati nell’arco di pochi mesi, senza interventi chirurgici e senza dipendere dai farmaci per sempre”. A tal proposito chiude Mirella “proprio per la discussione della tesi di dottorato che sto per presentare, porterò i risultati di un piccolo campione di pazienti: senza ricorrere a chirurgia e farmaci, ma solo attraverso di ginnastica addominale ipoplessiva e inserimento del pessario, hanno riacquisito una buona qualità della vita e la quasi scomparsa dei sintomi. Quindi, perché operare?”.

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febbraio 4, 2020

“Sono Mirella e sono uroriabilitatrice”, si presenta così la dott.ssa Tess, di Vicenza, titolare dello studio PelvicArt. Diploma di Infermiera Professionale, Laurea in Infermieristica, Master Internazionale in riabilitazione pelvi-perineale, Diploma Master Esperto in ginnastica ipopressiva dr. Marcel Caufriez, corso di perfezionamento in Uroriabilitazione presso l’Università Tor Vergata a Roma e a breve la discussione della tesi all’Università La Sapienza. Non sta mai ferma Mirella Tess: “Ogni paziente è un caso a sé e richiede ulteriori ricerche: ecco perché mi trovo a studiare in continuazione. La riabilitazione del pavimento pelvico effettuata in forma individuale è un vestito ritagliato su misura del paziente, nei tempi e nei modi”.

Tutto quello che valica la cintura è un tabù: “C’è ancora poca informazione, molte donne non conoscono bene il loro corpo e l’educazione che abbiamo ricevuto, nel dover trattenere a lungo lo stimolo della minzione o della defecazione ha prodotto molti danni: la prima regola è non trattenere mai lo stimolo”.

Ma che cos’è la uroriabilitazione? “E’ un insieme di tecniche, escluse quelle chirurgiche e farmacologiche, volte a ristabilire le funzionalità proprie del pavimento pelvico, dei suoi muscoli (otto, che non sono pochi ndr) e dei nervi”. Quindi recandosi in ambulatorio, cosa succederà? “Innanzitutto – spiega la dott.ssa Tess – si farà la valutazione del caso: se siamo di fronte ad incontinenza urinaria femminile da sforzo, da urgenza, giovanile o post parto e che esercizi si possono andare a fare”. Il metodo conservativo migliore rimane sicuramente quello della ginnastica ipopressiva, ma la cura?

“La riabilitazione pelvico perineale individuale ruota intorno a tre tipi di interventi possibili: la chinesiterapia pelvi-perineal, esercizio, acquisizione a livello corticale dello stesso e poi automatismo, quando cioè l’esercizio fa parte dei movimenti che svolgiamo normalmente nel quotidiano; ossia quando pur svolgendo un’altra attività qualunque, i nostri muscoli risponderanno contraendosi o rilassandosi in tutta autonomia. In questo tipo di trattamento, sarebbe sempre bene proseguire a casa, per circa dieci minuti, con questi esercizi, anche quando si è da soli; ma noi donne, si sa, non abbiamo mai tempo per noi stesse e poi ne paghiamo le conseguenze”.

Si può inoltre avvalersi di strumentazioni apposite: “con delle sonde andremo a studiare la reazione dei muscoli e dei nervi alle diverse stimolazioni: questo è il biofeedback, solitamente posizionato come trattamento intermedio, nella cura dei casi più gravi”.

Infine “l’elettrostimolazione perineale, che grazie alla corrente elettrica obbliga il muscolo ed i nervi ad una sorta di ginnastica passiva, che aiutano a tonificare ma anche a rilassare, nei casi di pavimento pelvico ipertonico”.

Insomma, nessuno è costretto a convivere con il cosiddetto pannolone per il resto della propria vita.

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